Vita autonoma universitaria: tra barriere architettoniche e diritti negati 

Per molti studenti universitari, la casa è il primo passo verso l’autonomia. Per chi ha una disabilità, però, resta spesso un percorso a ostacoli, tra barriere fisiche, costi elevati e carenza di servizi di supporto.

Alessio, 21 anni, studente fuori sede, ha scelto di costruire a Roma il suo percorso di vita indipendente insieme ad Antonio, suo fratello e caregiver h24. Una presenza fondamentale, che rende possibile ciò che altrimenti resterebbe solo un diritto sulla carta. 

Si sono trasferiti da poco per studiare, ma le difficoltà non hanno tardato ad emergere. Trovare un’abitazione accessibile, priva di barriere architettoniche e allo stesso tempo vicina ai luoghi di studio, si è rivelato subito complesso. Dopo mesi di ricerca, l’unica soluzione possibile è stata un campus universitario a circa 20 chilometri dalle sedi che frequentano, ma purtroppo il contratto di locazione scadrà il giorno 30 aprile.

Ciò li costringerà a far ritorno a casa in Puglia e riprendere gli studi il prossimo anno, poiché: «Le alternative più vicine erano appartamenti di fascia troppo alta, fuori dalla nostra portata», spiega Antonio.

L’autonomia non è fare tutto da soli, ma poter decidere come vivere, ogni giorno. Una possibilità ancora limitata da spazi inadeguati e dal mancato riconoscimento dei caregiver, figure essenziali ma troppo spesso invisibili anche nei contesti universitari.

L’accessibilità abitativa si lega direttamente al diritto alla vita indipendente e, quindi, al diritto allo studio. Non basta eliminare le barriere architettoniche: servono spazi accessibili, servizi flessibili e supporti adeguati per garantire pari opportunità.

Facciamo appello ad istituzioni, associazioni e realtà attive sul territorio Romano che possano aiutarci a dar voce non solo a ragazze e ragazzi con disabilità ma anche a caregiver e siblings. Perchè il diritto allo studio passa anche da qui — dalla possibilità di abitare davvero i propri spazi di vita.

Se comunque questo articolo dovesse leggerlo qualche benefattore che può aiutare questi ragazzi ci scriva all’indirizzo email disabilityprideitalia@gmail.com

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